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PADRONANZA DELLA LINGUA ITALIANA (competenza chiave n.1)


ACCOMPAGNAMENTO SCUOLE


RELAZIONE del LAVORO sul VERBO a.s. 2008-2009
DD Vidari DI VIGEVANO
a cura di D. Notarbartolo



La DD di Vigevano ha lavorato tutto l’anno sul verbo, secondo questa tripartizione, corrispondente alle tre lezioni (link alle slide):
1. la morfologia del verbo (come insegnarlo, come impararlo)
2. il verbo come vertice sintattico della frase (verbodipendenza)
3. la funzione di predicato nella frase (categorie e funzioni)

Pur nella diversità dei punti di vista, è sempre emersa una costante: l’osservazione che le cose si trovano “in una certa posizione”. La strutturazione mentale è concettuale ma anche spaziale, in quanto utilizza la rappresentazione spaziale per focalizzare i concetti e i loro rapporti reciproci. Questo si applica a tutti i campi osservati:
- dove stanno le variabili del verbo rispetto all’insieme del sistema
- dove stanno il verbo e i nomi entro la frase
- in che rapporto sono categorie e funzioni (dove stanno nelle vere e proprie “colonnine” dell’analisi)

1. la morfologia del verbo è stata studiata attraverso la tabella dei tempi, in modo tale che conoscendo le prime 7 forme (tutti i tempi semplici dell’indicativo, congiuntivo e condizionale) il resto si ottiene per trasformazione. Dal punto di vista visivo ciò è stato suggerito anche dagli strumenti utilizzati
a. studio delle forme verbali riempiendo progressivamente una tabella morfologica vuota appesa in classe
b. esercizio di verifica che consiste nella collocazione delle forme entro la tabella vuota (in un secondo momento si chiederanno anche i “nomi” dei tempi e modi verbali)
v. la tabella morfologica

2. la verbodipendenza come struttura unitaria della frase ha consentito di osservare la gerarchia con cui si dispongono i vari elementi della frase strutturata (considerata come struttura a cerchi e non come somma di pezzi sullo stesso piano)
a. innanzitutto sono stati prodotti modelli di frase piuttosto articolati dallainsegnante della scuola media, che possono essere realizzati a cartoncino e affissi in classe, in cui è possibile vedere i diversi pezzi collocati o in una posizione nucleare (strettamente legata al verbo e fissa) oppure in posizione periferica (in posizione mobile)
b. per la scuola media si osserva la corrispondenza fra argomenti e completive o altre espressioni di elementi nominali in forma-frase come le relative
c. sulla base di questo schema si collocano i cosiddetti circostanti del nome (o di nomi del nucleo, o di nomi della periferia): parziale modifica al modello di Sabatini
v. modelli di frase scuola media pdf
v. argomenti e completive pdf
v. argomenti e completive ppt
v. posizione dei circostanti nuovo schema pdf

3. partendo dall’osservazione che la predicazione è una delle funzioni del verbo, ma non l’unica, è possibile osservare
a. verbi che fanno da predicato, verbi che NON fanno da predicato, e quindi, a cascata, preposizioni che fanno da congiunzioni, o da articoli, avverbi che fanno da preposizioni, verbi che fanno da sostantivo (sostantivati), nomi ed aggettivi che fanno da predicati (pred. nominali) etc.
b. l’analisi grammaticale oppure anche logica classica a una colonna non consente di vedere questi “utilizzi” e costringe alla creazione di sottocategorie (gli impropri, gli aggettivi predicativi etc.)
c. la tabella dell’analisi a quattro colonne (grammaticale, funzionale, logica, del periodo) consente non solo di vedere gli slittamenti (avverbio che “fa da” preposizione, …), ma anche di vedere come si accorpano i sintagmi e le proposizioni, in unità sempre più ampie. Si passa perciò dalla parcellizzazione dell’analisi grammaticale, che separa le singole parole e consente solo 9 raggruppamenti (le 9 parti del discorso), all’analisi logica che accorpa i sintagmi ed eventualmente i macrosintagmi (es complementi del nome insieme al nome), fino alla frase complessa.
v. l’analisi a quattro colonne

POSTILLE
1. La chiarezza sull’ordine e la posizione delle cose è un buon prerequisito per capire se qualche elemento è ridondante oppure taciuto.

2. Il metodo del “togliere quanto è superfluo” nella frase è pericoloso.
Dal punto di vista non sintattico ma comunicativo, un elemento apparentemente superfluo può essere il fuoco in una frase (Giovanni arriva lunedì / lunedì arriva Giovanni): abituare i bambini a togliere senza aver prima posto il problema della gerarchia delle informazioni può dare una idea distorta della frase: questo avviene per esempio con il riassunto, dove a furia di cancellare informazioni non si è in grado di dire cosa era centrale in partenza.
Aggiungere elementi alla frase nucleare invece mostra la permanenza della struttura in differenti realizzazioni.
v. lo schema (aggiungere, togliere, spostare, tenere insieme) che ho rielaborato da materiale preesistente

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